Emilia-Romagna · Territori

Forlì-Cesena, due città e una sola anima di Romagna

Una provincia che corre dalle rocche medievali alla riviera, passando per colline di vigne e uliveti. Qui la Romagna mostra il suo carattere, schietto e ospitale, anche a tavola.

Mappa Italia con Emilia-Romagna evidenziata - Forlì-Cesena
Forlì-Cesena
Formaggio di Fossa di Sogliano - caseificiovaldapsa.it

Forlì-Cesena nelle foto della community

Una terra di colline e rocche, tra Appennino e Adriatico

Ci sono province che hanno una capitale sola, e poi c'è Forlì-Cesena, che di città ne mette in campo due e fa di questa doppiezza la sua forza. Si trova nel sud-est dell'Emilia-Romagna, là dove la regione diventa Romagna vera e propria, e si stende dalle cime dell'Appennino, che qui superano i millecinquecento metri, fino a un breve tratto di costa sull'Adriatico. A dirla tutta è soprattutto terra di collina e di montagna, di rocche che spuntano sui crinali e di valli dove maturano l'uva e le olive.

Il bello è che basta spostarsi di pochi chilometri perché tutto cambi. Ci sono i borghi che si arrampicano, come Bertinoro, che non a caso chiamano il balcone di Romagna, e poi Castrocaro, Predappio col suo centro medievale, la piccola Rocca San Casciano raccolta attorno alla piazza. E c'è una curiosità che pochi sanno: proprio da queste parti, sull'Appennino, nasce il Tevere, il terzo fiume più lungo d'Italia. Una geografia varia, insomma, che si ritrova tale e quale nei piatti e nei bicchieri.

Immagine di un luogo della città

I luoghi che raccontano il territorio

A Forlì il punto di partenza è la Rocca di Ravaldino, legata al nome di Caterina Sforza, la signora che la difese con piglio leggendario, mentre in centro la Chiesa di San Mercuriale, con il suo campanile, resta il simbolo cittadino. A Cesena, invece, è impossibile non lasciarsi conquistare dalla Biblioteca Malatestiana, la più antica biblioteca civica d'Europa giunta intatta fino a noi, un luogo che sembra essersi fermato al Quattrocento.

E poi ci sono le colline, che da queste parti sono mezza vacanza. Vale la pena salire a Bertinoro per la vista e per la celebre ospitalità, fare una sosta tra i vigneti e gli uliveti che circondano Cesena, magari con uno di quei picnic che d'estate i locali organizzano nella natura. Del resto qui il paesaggio non è soltanto sfondo, è parte del piatto e del bicchiere, e conviene prendersi il tempo di assaporarlo con calma.

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Tagliatelle

La cucina romagnola, schietta e generosa

La cucina di queste terre ha il carattere della Romagna, diretta e senza fronzoli, fatta per stare in compagnia. Il primo piatto che la racconta sono le tagliatelle all'uovo tirate a mano, capolavoro di semplicità da condire con un ragù rustico. Accanto a loro, nelle case e nelle sagre, si trovano la tardura, una minestra in brodo di uova e parmigiano cugina dei passatelli, e i celebri cappelletti, che secondo l'Artusi nascono dal raviggiolo, una dolce cagliata fresca di queste valli.

Salendo verso l'Appennino la tavola si fa più rustica e golosa. C'è il bartolaccio di Tredozio, un tortello di sfoglia ripieno di patate e pancetta cotto sulla pietra rovente, e la paciarela, polenta di mais e fagioli da gustare tiepida o fritta. Ma la vera gloria di queste colline è il formaggio di Fossa DOP, stagionato sottoterra nelle fosse di tufo come si faceva ai tempi dei Malatesta, dal sapore che vira dal dolce al piccante e che sta bene un po' ovunque, persino sul cioccolato.

Il bustrengo e i dolci di casa

Sul fronte dolce, la Romagna non ama strafare e va dritta al sodo. Il simbolo è il bustrengo, una torta contadina dalle origini antichissime, nata per svuotare la dispensa e per questo sempre un po' diversa, ricca di pane, frutta secca e quel che la stagione offre. Si prepara soprattutto d'autunno e d'inverno, ed è uno di quei dolci che sanno di casa e di mani di una volta, da accompagnare volentieri a un bicchiere di vino dolce.

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Sangiovese di Romagna - sagr.it

I vini di Romagna

Si dice che il Sangiovese di Romagna abbia lo stesso carattere dei romagnoli, franco ed esuberante fuori, sincero e delicato dentro. Ed è difficile dargli torto. È il re dei rossi di queste colline, il primo vino romagnolo a ottenere la denominazione di origine, nel lontano 1967, e da sempre il compagno ideale della piadina, dei salumi e delle tavolate al suono del liscio. La leggenda vuole che il nome venga da certi frati che lo battezzarono Sanguis Jovis, sangue di Giove.

Accanto a lui, sul fronte dei bianchi, brilla l'Albana, che ha un primato di cui andare fieri, essere stato il primo bianco italiano a conquistare la DOCG. Più discreto ma sempre più apprezzato è il Pagadebit, un bianco asciutto e gentile, perfetto sui piatti di pesce della riviera. Sono vini nati per la tavola e per la compagnia, ed è lì, tra un piatto e una chiacchiera, che danno il meglio di sé.

Sangiovese di Romagnarosso
Sangiovese
Romagna Sangiovese DOC
Il re dei rossi romagnoli, schietto e robusto, perfetto su salumi e piadina.
Albanabianco
Albana
Romagna Albana DOCG
Primo bianco italiano a ottenere la DOCG, dal secco al dolce passito.
Pagadebitbianco
Bombino bianco
Romagna Pagadebit DOC
Bianco asciutto e gentile, ottimo sui piatti di pesce della riviera.
Cagninarosso
Terrano
Romagna Cagnina DOC
Rosso dolce e fruttato, tradizionale sui dolci e le caldarroste.

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