Emilia-Romagna · Territori

Modena, dove i motori e la buona tavola corrono insieme

Una città che mette d'accordo i contrari, la Ghirlandina e la Ferrari, l'opera e il balsamico. Qui la tradizione non sta ferma in un museo, ma continua a far rumore e a riempire le tavole.

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Modena
Tortellini

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Una città tra due fiumi, sospesa tra tradizione e motori

Ci sono città che hanno un solo volto, e poi c'è Modena, che ne ha almeno due e li porta con disinvoltura. Se ne sta nel mezzo dell'Emilia, stesa nella pianura tra il Secchia e il Panaro, due fiumi che la accompagnano fin dove la pianura comincia a salire verso l'Appennino. È un posto dove il tempo lungo della Piazza Grande medievale convive senza imbarazzo con le forme avveniristiche del museo dedicato a Enzo Ferrari, fatto a forma di cofano. A dirla tutta, è proprio in questo cortocircuito tra antico e moderno che la città si riconosce.

Basta poi allontanarsi un po' dal centro perché il paesaggio cambi del tutto. A sud le colline si arrampicano verso il Frignano, l'Appennino modenese dominato dal Monte Cimone, con i suoi laghi d'alta quota e i borghi che sanno di castagne e di Lambrusco. È una geografia varia, che si ritrova tale e quale a tavola, e che si lascia visitare in ogni stagione, anche se la primavera e l'autunno, va detto, sono i momenti in cui dà il meglio di sé.

Immagine di un luogo della città
Modena Piazza Grande

I luoghi che raccontano la città

Il punto da cui partire è senza dubbio Piazza Grande, con la sua pavimentazione di ciottoli di fiume e quell'aria di salotto cittadino che ha da sempre. Qui si affacciano i tre simboli che dal 1997 formano il sito UNESCO di Modena: il Duomo romanico, capolavoro di Lanfranco e Wiligelmo, e la Torre Ghirlandina, che svetta sulla città e regala, a chi la sale, una vista lunga fino alle colline. Vale la pena cercare, sui muri della piazza, due curiosità che i modenesi conoscono bene, la Preda Ringadora e la misteriosa statua della Bonissima.

Poco lontano, il Mercato Albinelli è il cuore goloso della città, un mercato coperto del 1931 dove i profumi dell'Emilia prendono corpo tra banchi di formaggi, salumi e frutta di stagione. E poi c'è la Modena che non ti aspetti, quella della Casa Museo Luciano Pavarotti, dove le sue arie risuonano ancora tra gli oggetti di una vita, e quella del Museo Enzo Ferrari, dove l'architettura futurista racconta novant'anni di mito. Del resto, qui anche i musei parlano due lingue diverse.

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Cotechino

La cucina modenese, dal balsamico ai tortellini

Se Modena ha un ambasciatore nel mondo, quello è l'aceto balsamico, l'oro nero della città. Conviene però intendersi, perché ne esistono due anime, l'Aceto Balsamico di Modena IGP, più diffuso, e l'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, prodotto artigianale rarissimo che invecchia per anni in batterie di botti di legno e che si tramanda di padre in figlio, tanto che per ogni nascita, si dice, si avvia una batteria nuova. Visitare un'acetaia e assaggiarne una goccia, densa e profumata, è un'esperienza che racconta Modena meglio di tante parole.

Poi ci sono i tortellini, pasta all'uovo ripiena la cui paternità Modena e Bologna si contendono da sempre, da servire rigorosamente in brodo secondo tradizione. Sulla tavola conviviale, però, regnano le tigelle, le crescentine dell'Appennino, e il gnocco fritto, da farcire con salumi e formaggi in compagnia. Sul fronte degli insaccati, infine, Modena dà il meglio con lo zampone e il cotechino IGP, principi delle tavole di festa, accanto al Prosciutto di Modena DOP e al re indiscusso di queste terre, il Parmigiano Reggiano.

Sul fronte dolce, Modena non si tira indietro. Ci sono gli amaretti di mandorla, morbidi e dal cuore dolce-amaro, e il bensone, ciambella semplice da intingere nel Lambrusco o nel caffellatte. Dalle colline arriva il croccante del Frignano, legato alle feste di paese. E a chiudere il pasto, due liquori tutti modenesi: il nocino, scuro e profumato, ottenuto dall'infusione delle noci ancora acerbe, e il Sassolino all'anice, perfetto sul caffè o nei dolci.

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Amaretti artigianali - bellaemilia.com

I Lambruschi di Modena

A Modena il vino ha un nome su tutti, il Lambrusco, e a ben vedere gli somiglia pure nel carattere, schietto, spumeggiante, genuino e mai troppo impegnativo. Non è un vino solo, ma una famiglia di vitigni che dal 1970 danno origine a denominazioni distinte, ognuna col suo terroir. Dalla pianura nascono Lambruschi chiari e dal gusto secco, dalle colline a sud della Via Emilia quelli più scuri e intensi, con quella spuma violetta che li rende inconfondibili.

I tre nomi da conoscere sono il Lambrusco di Sorbara, il più elegante e profumato, il Salamino di Santa Croce, pieno e fragrante, e il Grasparossa di Castelvetro, il più corposo, perfetto sui piatti ricchi della tradizione. Sono vini nati per stare a tavola, accanto a un tagliere o a un piatto di tortellini, ed è lì, in fondo, che danno il meglio di sé.

Lambrusco di Sorbararosso
Lambrusco di Sorbara
Modena DOC
Il più elegante, dal colore tenue e dal profumo floreale, fresco e profumato.
Lambrusco Salamino di Santa Crocerosso
Lambrusco Salamino
Modena DOC
Pieno e fragrante, il più versatile a tavola.
Lambrusco Grasparossa di Castelvetrorosso
Lambrusco Grasparossa
Modena DOC
Il più corposo e intenso, regge i piatti più ricchi della tradizione.
Pignolettobianco
Grechetto Gentile
Modena DOC
Bianco frizzante, fresco e fragrante, dal gusto sapido e armonico.

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