Una terra di passo, al crocevia di quattro regioni
Ci sono città che si attraversano e città che si abitano, e Piacenza, a guardarla bene, ha imparato a fare tutte e due. Del resto si trova proprio lì, nel punto in cui l'Emilia va a sfiorare Lombardia, Piemonte e Liguria, dove il Po smette di sembrare un confine e diventa quasi un invito a fermarsi. Non lo diciamo noi, lo aveva già notato Leonardo da Vinci, che annotando i suoi pensieri nel Codice Atlantico la chiamò una terra di passo. Una soglia, insomma, un posto fatto per essere attraversato e che però, quasi sempre, finisce per trattenere chi ci capita.
E che sia un territorio dalle mille facce lo si capisce in fretta, basta allontanarsi un poco dal fiume. Da una parte c'è la pianura larga e un po' silenziosa della Bassa, dall'altra le valli che si arrampicano verso l'Appennino, ognuna con la sua aria, fatta di vigneti, borghi e campanili che spuntano all'improvviso. C'è la Val d'Arda attorno a Fiorenzuola, poi la Val Nure e la Val Chero, e la Val Trebbia, che in tanti considerano una delle valli più belle d'Italia. Più in là ancora la Val Tidone e la Luretta, dove maturano le uve dei colli. È una geografia che, prima ancora di leggerla su una mappa, si ritrova tale e quale nei piatti che arrivano in tavola.

I luoghi che raccontano la città
Se c'è un punto da cui partire, è Piazza Cavalli. Il nome arriva dai due monumenti equestri che Francesco Mochi scolpì per i duchi Alessandro e Ranuccio Farnese, due cavalli barocchi che col tempo sono diventati il volto stesso della città. A vegliare sulla piazza c'è il Palazzo Gotico, l'antico palazzo del Comune che se ne sta lì a sfidare i secoli dal Duecento, mentre poco più avanti si apre il Palazzo Farnese, la residenza ducale che oggi raccoglie i Musei Civici e quel curioso Fegato etrusco di bronzo che continua a far discutere studiosi da mezzo mondo.
Vale la pena, ogni tanto, alzare lo sguardo. Lassù si trovano due capolavori dipinti, la cupola del Duomo romanico, firmata dal Guercino sopra una facciata di marmo rosa, e quella della Basilica di Santa Maria di Campagna, affrescata dal Pordenone. Per i quadri, invece, conviene fermarsi alla Galleria Ricci Oddi, dove è custodito un ritratto di Klimt, e al Collegio Alberoni, che conserva l'Ecce Homo di Antonello da Messina. E quando viene voglia semplicemente di camminare, senza una meta precisa, ci sono le mura farnesiane e il Facsal, il viale alberato che i piacentini hanno eletto da sempre a luogo della passeggiata.












